Le digital skills richieste dalle aziende innovative ed export oriented

Le digital skills richieste dalle aziende innovative ed export oriented

Al centro di JOB&Orienta anche il tema delle digital skills, nuova leva per accrescere la competitività delle imprese e contribuire così allo sviluppo del Paese. È quanto è emerso nelle tre giornate di evento nei workshop di Unioncamere e nel convegno “ITS per l’Italia 4.0”, che ha evidenziato come all’offerta formativa degli ITS-Istituti Tecnici Superiori, e in particolare a quelli riferibili all’area tecnologica del Made in Italy, sia affidato il compito di realizzare un ampio progetto di digitalizzazione dei processi produttivi delle piccole, medie e grandi imprese, così come previsto nell’ambito del Piano nazionale “Italia 4.0” recentemente varato dal Governo.

Nati per sostenere i distretti produttivi dei diversi territori, con particolare attenzione ai fabbisogni di innovazione e di aggiornamento tecnologico delle piccole e medie attività, gli ITS sono infatti frutto di una strategia innovativa, fondata sulla connessione delle politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali. Per questo motivo il Piano “Industria 4.0” prevede per il biennio 2017/18 il raddoppio del numero degli studenti degli ITS che gravitano intorno ai settori connessi.

Guardando ai dati, sono richieste competenze digitali alla metà dei laureati in architettura, in scienze politiche e in economia cercati per un’assunzione dalle imprese italiane nel 2016. Lo dice la fotografia scattata dal Sistema informativo Excelsior, che Unioncamere realizza in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel focus specifico sulle 91mila figure professionali più richieste con profilo e competenze digitali. Stessa richiesta per quattro laureati su dieci in lingue o in ingegneria. E, tra i diplomati, la capacità di usare internet è ritenuta essenziale dalle aziende non solo per quanti hanno un titolo di scuola secondaria con indirizzo informatico, ma anche per un terzo dei diplomati con indirizzo amministrativo e un quarto di quelli con indirizzo elettronico.
Tra i settori industriali, il chimico-farmaceutico nonché il comparto elettronico e dell’elettrotecnica sono maggiormente alla ricerca di competenze digitali. Anche al 21% dei nuovi lavoratori nel settore collegato all’industria automobilistica è richiesto un livello base di conoscenze informatiche e digitali.
Ma pure fra i comparti più tradizionali del Made in Italy la caccia ai digital è aperta. Tra i servizi, spiccano per la domanda di digital skills, i servizi informatici e delle telecomunicazioni, seguiti da quelli dei media e i servizi finanziari e assicurativi.
E più l’impresa ha una prospettiva internazionale, più tende a ricercare conoscenze digitali: le aziende “export-oriented” richiedono competenze informatiche al 30% delle assunzioni programmate. Lo stesso vale per le imprese che hanno introdotto innovazioni di prodotto/servizio: per il 31,4% delle assunzioni previste sono richieste e-skills, contro il 19,2% rilevato nel caso di attività che non hanno innovato. Ed è il comparto Ict dei servizi il settore che traina maggiormente queste assunzioni.

Ad accompagnare le imprese nel mondo del web e a promuovere la digitalizzazione dei territori partendo dall’incremento della componente Ict nelle attività aziendali, sono anche i giovani “digitalizzatori” di Crescere in Digitale, progetto promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nell’ambito del “Piano Garanzia Giovani”, e attuato da Unioncamere in partnership con Google.

Sono oggi più di 78.000 in tutta Italia i giovani iscritti a “Crescere in Digitale”, oltre 7.200 hanno già concluso il corso e 6.200 hanno superato il test online; quasi 4.000 le aziende iscritte. Sono stati realizzati circa 70 laboratori in più di 90 province, che hanno coinvolto circa 2.300 giovani sui circa 4.200 “neet” (giovani che non studiano e non lavorano) convocati. 900 i tirocini già attivati, di cui più di 200 già arrivati al termine. Positivi anche i dati sulle previsioni di assunzione a seguito del tirocinio: già quasi il 50% dei tirocinanti che ha concluso il proprio percorso dichiara di aver ricevuto una proposta lavorativa, in oltre la metà dei casi (68%) proveniente dalla realtà ospitante. E per il 30% dei tirocinanti è arrivata una proposta di assunzione.